Martedì 22 settembre Francesco Lorenzi è stato ospite a Venezia dell’incontro “Ci sto! Umani e connessi nell’era dell’IA”, promosso da Avvenire e IUSVE – Istituto Universitario Salesiano di Venezia presso la Casa di The Human Safety Net, nelle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco.
Un pomeriggio di riflessione e confronto dedicato a una delle questioni più attuali del nostro tempo: come vivere l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale senza perdere di vista la persona, le relazioni, il senso critico e la responsabilità.
L’incontro ha riunito giornalisti, educatori, insegnanti e operatori del mondo della comunicazione, chiamati a confrontarsi sul rapporto tra algoritmi, informazione, fiducia e partecipazione. Accanto a Francesco sono intervenuti, tra gli altri, la giornalista e consulente editoriale Barbara D’Amico e Marco Girardo, direttore di Avvenire, in un dialogo coordinato dal giornalista Gigio Rancilio.
A Francesco è stato affidato il tema “Restare umani: parole, relazioni e scelte nell’era dell’algoritmo”, un’occasione per portare nel confronto anche il punto di vista della musica e l’esperienza maturata in tanti anni di incontri, concerti e dialogo con persone di ogni età, e in particolare con le nuove generazioni.
Al centro del suo intervento, la necessità di interrogarsi non soltanto sulle possibilità offerte dai nuovi strumenti, ma soprattutto sul modo in cui scegliamo di utilizzarli e su ciò che rischiamo di delegare loro.
«Tocco con mano ogni giorno quanto si stia abbassando il livello dei contenuti di cui ci sfamiamo», ha sottolineato Francesco durante l’incontro. «Stiamo delegando alla tecnologia il riassunto di qualunque cosa, ma se non vogliamo perdere la fiducia in ciò che ci circonda dobbiamo riconoscere sia il nostro essere umani sia l’ingrediente fondamentale per le nostre esistenze, che è l’amore».
Una riflessione che Francesco porta avanti da tempo e che ha trovato spazio anche nella musica dei The Sun, in particolare in “Prigione tra le dita”, brano dedicato proprio al rapporto sempre più invasivo tra tecnologia e vita quotidiana.
Parlando del significato della canzone in una precedente intervista ad Avvenire, Francesco aveva espresso con chiarezza una preoccupazione che si lega direttamente ai temi affrontati a Venezia: «La tecnologia ha già preso il sopravvento nella direzione delle menti, dei costumi, degli atteggiamenti. Bisogna affrontare il tema della tecnocrazia con grande serietà.. Con l’intelligenza artificiale non è più possibile distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. […] Si perde così il senso della meraviglia. Si sta minando l’uomo alla radice, nel suo primordiale stupore, che è la culla della gioia e della gratitudine».
Non si tratta, dunque, di una contrapposizione tra uomo e tecnologia o di un rifiuto dell’innovazione. Al contrario, il punto è riscoprire la responsabilità con cui scegliamo di servirci degli strumenti che abbiamo a disposizione, evitando che siano questi ultimi a orientare automaticamente le nostre scelte, il nostro modo di informarci, di creare e di entrare in relazione.
Il tema tocca per Francesco una questione ancora più profonda: come custodire il senso della meraviglia, la qualità delle relazioni e la nostra capacità di scegliere consapevolmente, senza delegare agli strumenti tecnologici ciò che appartiene alla responsabilità personale e alla nostra umanità.
Durante la giornata è stata inoltre presentata la nuova fase del progetto AI Angels, nato da Cube Radio e sviluppato insieme a Salesiani per il Sociale e IUSVE: un percorso educativo pensato per formare giovani capaci di promuovere un utilizzo più consapevole, critico e responsabile dell’intelligenza artificiale.



